Un pensiero in meno di A.Despini

Strage di Corinaldo

No, non vengo con te. Basterebbe un pensiero in meno.
No, non mi va di uscire, di parlare, di fare una sola mossa.
Vorrei un pensiero in meno!
Ma lo sai che tutto ha una conseguenza? Ogni cosa che dici, ma anche che pensi. Alla fine ti rendi conto che l’hai pensata. E ti senti in colpa per averla pensata. E farai qualcos’altro per non pensarci più.
Ti rendi conto?

No, non vengo con te.
Meglio stare qui, fermi, immobili, impassibili, passivi e stoici. Senza una storia. Senza un presente né un domani.
Ho detto che non mi va! Non mi porterai con te!
Che poi so come va a finire. Ci annoiamo. Beviamo. Diventiamo inutili, senza identità.

La ricerca di una vittima … per non essere noi stessi una vittima.

E per ritrovarne una facciamo qualcosa di estremo, pronunciamo frasi senza senso e cerchiamo una vittima solo per non essere noi stessi vittima di ciò che abbiamo pianificato. E ci divertiamo provocando dolore. Dolore immenso. Ad altri come noi, che hanno genitori, nonni e figli.
E diventiamo maledetti. Ci sentiamo così per un attimo, basta un attimo e lo diventiamo.
Siamo la nostra stessa maledizione. Ma forse hai ragione tu . Abbiamo bisogno di uscire da questa sensazione di non essere nulla.

Perché se le nostre azioni tornano ad avere una conseguenza, capisci che sei tornato ad esistere. Anche in maniera sbagliata.
E allora mi fai bere. Poi mi fai sballare con tutto quello che serve per sballare. Va bene ci sto! Fammi fare ciò che vuoi ma non farmi avere rimorsi ! La fuga migliore è quella dalla propria memoria. Voglio dimenticarmi di me e di ciò che sto per fare.
Mi basta la splendida e immortale sensazione di un momento, per sentirmi un dio. E poi basta.
A casa.
Di nuovo ad annoiarmi.

Voglio distinguermi

Ora sono completamente fatto. Fatto di cosa? Di tutto ciò che può fare male perché siamo animali solo quando vogliamo esserlo ed ora  non ho più il controllo. Ma è giusto così , ho scelto che avrei voluto trovarmi proprio in questa situazione . Inutile trovare scuse.
E per distinguermi da te, invece che cedere, mollare il colpo e cercare un motivo per farti cambiare idea, cerco invece di stupirti, con un’azione maestosa che abbia una conseguenza tale da essere riconosciuta da tutti ed importante a livelli di Instagram e di tutti quei fighi che mettono selfie da paura , ostentano più ricchezza che arte , più bellezza che sostanza .Tale da avere finalmente e semplicemente una cazzo di conseguenza. Un’emozione che non provavo da tempo . Colpa mia . Sono stato nascosto tra mura annichilite e stanche.

E allora eccoci al concerto.
Ecco tanta gente come noi, ma tutta uguale e per questo indifferente, senza volto né identità.
Tanta gente, si accalca più per un’idea che per la voglia di stare assieme credo. Troppa gente , ubriaca di caldo e spinte .
Alla fine di tutto ci saranno post, commenti, like, articoli di giornale su carta e su web e tanti ma tanti altri musicisti che taggeranno o ritaggeranno post di qualcuno che ha appena saputo i nomi degli sfortunati. Che manco li conosce ma fa figo anche così. E allora, in qualche modo stiamo aiutando anche loro ad avere visibilità. Nessuno fa mai nulla per nulla.

E noi siamo qui. Mi hai convinto! Sono gasato all’inverosimile. Non siamo qui per fare politica né per fare musica, né per colpire l’artista che si esibisce stasera.
Siamo qui per farci vedere, per essere più importanti di altri, perché il dolore è l’unica vera reazione importante di cui la gente parlerà per sempre. 
E finchè sarà più rilevante una notizia che parla di morte rispetto ad una che parla di vita, io mi schiero con la morte. Perché stasera la notizia saremo noi. Abbiamo bisogno di farci sentire!

Poi, mi basterebbe un pensiero in meno. Pensa a mia sorella … ha l’età di tutti questi ragazzi. E potrebbe essere qui.
Basta un pensiero in meno. Un secondo. Mi sento improvvisamente una grandissima testa di cazzo.
Ma il mio amico ha già spruzzato qualche bomboletta
Ha pure una maschera, la morte.
Non ha nemmeno il coraggio di essere consapevole di quello che è.
Siamo quello che facciamo, in fondo.
Mi tira per un braccio.
Mentre corriamo fuori cerca di rubare borse e cellulari alla cieca.E poi…siamo già fuori.
Via … in macchina. Siamo già a casa. Siamo ancora vivi. Noi.
E siamo già sui giornali.

Alberto Despini.

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